IL CASO TELECOM
Carlo Buora, Emanuele Cipriani, Alberto Romagnolo, Marco Tronchetti Provera, Giuliano Tavaroli
 

22 settembre 2006
Ecco chi ha incastrato la banda dei grandi spioni
I verbali (2. segue...)
di Ettore Livini e Cristina Zagaria, da «Repubblica» del 22 settembre 2006

L'investigatore: "Con una tanica di benzina ho bruciato i segreti dei vip
L'ex capo della Sicurezza Telecom, Giuliano Tavaroli, l'intoccabile, l'uomo senza limiti di spesa e senza nessuno al di sopra di lui, tranne il presidente Tronchetti Provera, quando arriva alla guida della Security aziendale decide una nuova gestione dell'ufficio: ogni dossier riservato, subito dopo l'utilizzo, deve essere distrutto, bruciato. A svelare il maniacale metodo di distruzione dei documenti è uno degli indagati, che racconta di un'operazione segreta in una cava a Milano, a pochi passi dal terminal 1 dell'aeroporto di Malpensa. Marco Bernardini è il primo nome della lista dei 20 finiti in manette fino al 25 luglio scorso, si "salva", accettando di raccontare ai magistrati il suo lavoro "sporco" per conto di Telecom e Pirelli. La richiesta d'arresto a suo carico viene così ritirata l'11 settembre. Le sue dichiarazioni sono raccolte in nove pagine fitte dell'ordinanza di custodia cautelare. Un episodio è particolarmente interessante e secondo il gip spiega anche perché "la polizia giudiziaria non ha trovato né presso Telecom, né presso Pirelli, traccia delle attività svolte dagli investigatori privati". "Nel novembre 2004 mi telefonò M. R. della Pirelli e mi disse che bisognava distruggere tutti i documenti in mio possesso - racconta ai magistrati - io noleggiai un furgoncino e mi recai a caricare il materiale per portarlo insieme con la donna che mi aveva chiamato e un'altra persona in una cava nei pressi di Malpensa utilizzata dalla polizia per far brillare gli esplosivi", cioè per le bombe inesplose della seconda guerra mondiale. I dossier pericolosi, quelli sui De Benedetti, i Della Valle, i Benetton e gli altri uomini dell'alta finanza dovevano essere distrutti, fatti esplodere, come un vecchio ordigno: "Cosparsi di benzina il materiale e lo bruciai. Erano i report di Cipriani e in qualche caso quelli della società per cui io lavoro". Bernardini ricorda che molti dossier erano gemelli, cioè fatti dall'una e dall'altra società di investigazioni, forse per avere un maggior controllo. In ogni caso, come deciso da Tavaroli, tutti i dossier sarebbero stati cancellati in uno spettacolare rogo.

Il bonificatore: "Nell'automobile di Bondi nascosi una cimice-bufala"
Più che una cimice, una bufala. Un'altra delle testimonianze chiave per ricostruire il pactum sceleris (per dirla con i magistrati) tra Tavaroli e Cipriani è la storia raccontata ai pm da Lorenzo Baroncelli. Professione: esperto in bonifiche ambientali della Verzoletto Spa, azienda cui la Polis d'Istinto (su incarico di Tavaroli, allora in Pirelli) ha affidato nell'agosto 2001 un controllo dell'auto di Enrico Bondi, a quell'epoca fresco ad di Telecom. In teoria per verificare le interferenze sospette notate da Bondi quando accendeva l'autoradio. In pratica per montare sull'Audi 8 dell'attuale numero uno di Parmalat una finta microspia che consentisse a Tavaroli di screditare il lavoro dei responsabili della security Telecom e garantirsi (come poi puntualmente avvenuto) la promozione ai lori posti.
"Cosa volesse fare il Verzoletto (il titolare dell'azienda ora indagato, ndr) l'ho capito quando l'ho visto armeggiare in ufficio attorno a un telefonino per trasformarlo in una finta microspia - ha spiegato Baroncelli ai pm - . Era un V3688 della Motorola e ho capito che voleva posizionarlo dietro la plafoniera della luce di cortesia, alle spalle dello specchietto retrovisore". Facile a dirsi, meno a farsi, visto che l'Audi arriva nella sede di Verzoletto con al volante un autista di fiducia di Marco Tronchetti Provera. "A questo punto è iniziata la messa in scena - ha raccontato il bonificatore - . Ho smontato i pannelli interni dell'auto e avviato operazioni di facciata per perdere un po' di tempo. Fino a quando, con la scusa del prolungarsi delle operazioni, l'autista è stato invitato a prendere un caffè". Un caffè più che tempestivo: "In quel frangente abbiamo smontato la plafoniera di cui sopra - ha concluso Baroncelli - . E poi abbiamo simulato il suo rinvenimento". L'operazione della cimice-bufala, l'ha ammesso lo stesso Verzoletto, è stato un successo. Dieci giorni più tardi Vittorio Nola e Piero Gallina, gli addetti alla sicurezza Telecom, hanno dato le dimissioni. E per la Banda Bassotti del tandem Cipriani-Tavaroli si sono spalancate le porte (e le casse) dell'ex-monopolio. (2. segue....)

 

 

Indice degli articoli

articolo del 6 aprile 2004
uffa alla Usl, arrestato direttore generale

Ischianews

 

 
 
 
 
 
 
 
 


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