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Ultimo aggiornamento: 30 September, 2014 0:23
 
 
 

LUNIGIANA/GAL E TANGENTI

La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di assoluzione della Corte di Appelllo di Genova a carico di Petriccioli, Manetta e Novoa per concussione. Ma ha dovuto dichiarare l'estinzione del processo per intervenuta prescrizione. Ecco il testo della sentenza ..... (continua)

claudio novoa
19 febbraio 2013
IL CASO GAL LUNIGIANA
Concussione, la sentenza della Corte di Cassazione
«Anche se allora vi siete assolti siete lo stesso coinvolti» (Fabrizio De Andrè).
Finanziamenti europei. Funzionari che richiedono la tangente. Complicità dei poteri  che governano la provincia di Massa-Carrara. La storia del processo a carico di Enrico Petriccioli, Giordano Manetta e Calaudio Novoa. Secondo la Cassazione il reato esiste. Ma la prescrizione li salva
 

Manetta, Novoa e Petriccioli, imputati un interminabile processo per concussione, non sono stati assolti. Tutt'altro. Secondo La Corte di Cassazione, che nel 2012 ha annullato la sentenza di assoluzione della Corte di Appello di Genova, avrebbero dovuto essere condannati. Ma non è stato possibile perchè è intervenuta la prescrizione.
Di seguito ecco alcuni brani della sentenza:
«Il ricorso proposto dal Procuratore Generale della Repubblica (contro la sentenza di assoluzione) è fondato. La Corte di Appello di Genova, nel confermare l'assoluzione degli imputati per insufficenza della prova dell'elemento psicologico del reato, ha basato il suo convcimento su una serie di considerazioni che in realtà non hanno alcuna valenza a tal fine» (..)
«..la falsificazione dei documenti, come ben osservato dal ricorrente, può trovare agevole spiegazione proprio nella finalità di corroborare la pretesa di buona fede da parte degli imputati e senza dubbio realizza un significativo elemento di riscontro dell'accusa complessiva malafede» (..)
«In definitiva, appaiono carenti e palesemente illogici tutti gli argomenti addotti in sentenza di appello per ritenere insufficiente la prova della sussistenza dell'elemento psicologico del reato.
in questa situazione si imporrebbe in accoglimento del ricorso del Procuratore Generale, l'annullamento con rinvio della sentenza di assoluzione impugnata per dare modo alla Corte di merito di rivisitare l'intera vicenda, procedendo ad un nuovo e più approfondito esame delle rsultanze processuali. (..) Il reato contestato consiste in un tentativo di concussione, (..) ormai estino per prescrizione.»
Nelle pagine di questo sito è consultabile ll testo integrale della sentenza
.

 
         
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Diritto
di critica

 

La sentenza,
i documenti

 

IL Caso Gal
News

         

12 febbraio 2013
antoniodipietro.org
Silvana Mura indagata per falsa testimonianza
A poppa ballano, a prua siamo soli
di Maurizio Bardi
 

Le coincidenze e il «senso dell'impunità»
Il dominio «antoniodipietro.org» è stato oggetto di uno scontro tra Di Pietro e me. Uno scontro aspro che aveva le sue ragioni d'essere per entrambe le parti. Di Pietro lo reclamava per se, io volevo che venisse assegnato al partito. Ne è nata una causa civile, i cui dettagli  si possono consultare in altri articoli di questo blog. Qui voglio ricordare solo un capitolo di questa storia: le testimonianze false (provata da documenti consultabili su questo sito) di Silvana Mura e di altre due segretarie di Antonio Di Pietro, in seguito alle quali ho presentato una querela presso la Procura di Massa-Carrara.
Dopo l'avviso di conclusioni delle indagini preliminari, che ha fatto seguito ad un'inchiesta di quasi due anni, Silvana Mura ha chiesto di essere interrogata dal PM Vito Bertoni. In questa circostanza, il 18 gennaio 2013, ha ammesso di essersi sbagliata, ma che nulla aveva concordato con Samuela Filosi e Miriam Asioli, le due segretarie, che più o meno avevano riportato nella loro deposizione le stesse cose da lei riferite.
Una coincidenza? Forse. Ma nell'incontro casuale di fatti e di persone, ciò che chiamiamo coincidenze, c'è spesso un messaggio che vuole farsi ascoltare, una verità che vuole affiorare. Credo che in questo caso si tratti di «senso dell'impunità». Loro erano i forti, gli intoccabili. Felice Belisario come avvocato difendeva a Pontremoli Di Pietro di fronte al giudice Ermellini. Nel contempo, come membro della Commissione Giustizia del Senato, prometteva il suo intervento per evitare la chiusura del piccolo Tribunale  della Lunigiana. Le cronache dei quotidiani locali riportano la notizia "di un incontro, svoltosi giovedì 30 ottobre 2010, alla Commissione Giustizia del Senato tra il capogruppo Idv al Senato Felice Belisario e una delegazione composta dal sindaco pontremolese Franco Gussoni, dal presidente degli avvocati di Massa Carrara Salvatore Gioè e dagli avvocati Francesco e Marco Bertocchi (corrispondenti di Belisario a Pontremoli, ndr). Obiettivo dell’iniziativa, la difesa degli uffici giudiziari della Provincia di Massa Carrara" ( La Nazione del 30 ottobre 2010).
Tutto questo un mese prima che l'unico giudice togato di Pontremoli, Maurizio Ermellini, mi condannasse a pagare 500.000 EUR a Di Pietro, l'importo più alto mai deliberato in una sentenza come risarcimento per un domino conteso.
Si sentivano non insignificanti anche gli avvocati Francesco e Marco Bertocchi quando ai notabili e agli avvocati pontremolesi presentavano Silvana Mura, "la numero due di Di Pietro", arrivata a Pontremoli per deporre la sua falsa testimonianza.
Ve ne sono altre di coincidenze che chiedono di farsi ascoltare. Una è che le deposizioni   della Mura, Asioli e Filosi sono smentite, ancor prima della mia querela, dagli atti e dai documenti presentati in causa dallo stesso avvocato Belisario. Un'altra è che la perizia tecnica commissionata dal giudice all'ing. Vita a carico di Di Pietro è stata fatturata all'Italia dei Valori, probabilmente in violazione alla legge sul rimborso elettorale ai partiti. E le parcelle degli avvocati Belisario e Bertocchi chi le ha pagate? Di Pietro o l'Italia dei Valori? Sarebbe interessante saperlo.
«Senso dell'impunità», questo è il meccanismo psicologico, quasi un complesso, che con naturalezza ha indotto gli attori di questa vicenda ad addebitare i costi al partito, badando però di lasciare i benefici (500.000 di risarcimento danni) personalmente a Di Pietro.
"Chi si mette contro i potenti" la paga mi ammoniva il mio avvocato del tempo. E me lo diceva sottovoce, quasi avesse paura di farsi sentire. Da Di Pietro, dalla Mura, dal giudice, dal tribunale, dai cancellieri, dalla gente nei bar......
In effetti ho dovuto pagare molto senza riuscire a difendermi un gran che. L'idea di trasformare il processo in una sorta di dibattito politico è stata quasi subito soffocata, quando il giudice Ermellini ha deciso di non ammettere neanche uno dei miei testi. Io ne avevo elencati una decina al mio legale. Volevo fare chiarezza sulla Associazione a tre composta da Di Pietro, sua moglie Susanna Mazzoleni e Silvana Mura,  e spiegare perchè volevo consegnare il domino al partito anziche a Di Pietro. Ma non è stato possibile.
Poi è arrivato Report con il reportage di Sabrina Giannini su Di Pietro e l'Italia dei Valori. Indipendente, ispirato, fiero. E la musica è cambiata.
Le coincidenze improvvisamente trasformano le vicende umane. Cambia la musica ed il motivo varia, si trasforma in un altro suono.
Probabilmente anche per questa coincidenza, Antonio Ingroia ha deciso di non candidare Silvana Mura alle elezioni politiche del febbraio 2013.
Il caso è pieno di mistero. Se un avvenimento sarà determinante in una storia, devono posarsi su di esso coincidenze cadute dal cielo. Come Report sulle spalle di Di Pietro. Pardon sulle me.

 
             
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Di Pietro
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La querela,
«i documenti»

 

Parla Silvio Vita,
il CTU nominato
dal Tribunale

 

Silvana Mura
News

             
 
22 gennaio 2013
antoniodipietro.org
Raccontare la corruzione in un giornale di provincia
 

Così succede a chi non sta al gioco
Rischiosa, audace, quasi eroica, ma normale. La vicenda di Roberto Saviano è estremamente normale. Tu scrivi contro la camorra, la camorra ti minaccia, se può ti ammazza, la polizia e i magistrati ti tutelano. Esistono nella provincia italiana altre camorre, altre lobby politiche e d'affari che purtroppo hanno i contorni molto meno netti. Non ti sparano se gli vai contro, però ti ammazzano in un altro modo.
Non so se qualcuno immagini cosa significhi fare inchieste su tangenti  e corruzione in un giornale della provincia italiana, quella dove la mafia, dicono, non c'è. Nel 1992 ero direttore del mensile "Lunigiana la Sera". Ricordo un'inchiesta sulla «malasanità» che per certi aspetti fotografava ed anticipava la vicenda dell'Asl di Massa-Carrara di questi mesi, ricordo un'altra storia di corruzione su un finanziamento europeo per più di un miliardo di lire  che transitava attraverso la Regione Toscana.
La nostra rivista svelò le responsabiltà dell'allora assessore regionale, il socialista Luigi Badiali, di un giornalista della Rai fiorentina  e di altri personaggi legati alla politica locale. Partirono numerose querele ed iniziarono, contro di me, vari processi per diffamazione presso il Tribunale di Massa. Poi, per motivi di competenza territoriale, le cause penali furono trasferite a Milano, dove veniva stampata la rivista. Lì fui assolto. E da Milano partì a sua volta verso la Procura di Massa una richiesta di indagine nei confronti dell'Assessore regionale, che alla fine fu costretto a dimettersi e rinviato a giudizio. Decine di udienze e per l'assessore arrivò la prescrizione prima della sentenza di primo grado.
Così persi egualmente. Negli ultimi trent'anni, fino al 2010, nessuno, in provincia di Massa, è mai stato condannato per corruzione o concussione. Nonostante i miei tentativi di tenerlo in vita, «Lunigiana la Sera» dovette chiudere in seguito alle pressioni della politica sui soci e sugli inserzionisti pubblicitari, che si defilarono malgrado il boom delle vendite in edicola.
Mi dedicai a fare l'editore. Sul finire degli anni '90 vinsi una gara per un progetto editoriale relativo alle statue stele, statue di pietra di 3500 anni fa'. Importo del progetto: 330 milioni di lire, finanziato dalla Comunità europea. Finito il lavoro ed arrivati i primi 70 milioni dalla Regione Toscana, mi furono chiesti 30 milioni di lire di tangente da tre funzionari pubblici. Raccolsi le prove e li denunciai. Dopo circa dodici anni di indagini e processi,  la Cassazione nel 2011 ha dichiarato la prescrizione, anche se il relatore ha parlato di caso di corruzione "da manuale". Naturalmente, a parte i primi 70 milioni, non ho più ricevuto una lira per il mio lavoro. Così succede a chi non sta al gioco. E non incassare, per chi ha lavorato, è come se ti ammazzessero un pò. (maurizio bardi)

 
             
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  Belisario:
«Il processo»
             
 
20 gennaio 2013
antoniodipietro.org
Di Pietro ci salverà
 
Di Pietro, una speranza
Quando nel 2000 un amico comune mi fece conoscere Antonio Di Pietro, il primo impulso, lo confesso, è stato egoistico. «Se mi aiuta Di Pietro - pensai - si farà giustizia». Quello che mi appariva insopportabile era l'affronto e l'umiliazione di dovere cedere di fronte alla burocrazia degenerata, che concepiva i fondi europei, le tangenti come cibo quotidiano. L'umiliazione di dover cedere di fronte alla corruzione burocratizzata, che in questi anni è diventata non una manifestazione della società fra tante, ma l'essenza della società.
Di Pietro preparò un esposto e la mia denuncia presso la Procura di Massa si sbloccò.
Nel frattempo mi ero impegnato nell'Italia dei Valori, ma alcune cose non tornavano. Anche lì c'era un cerchio magico. Chi stava con Silvana Mura, con Massimo Donadi, con Felice Belisario era dentro, chi era in disaccordo era fuori. Poi scoprii che sopra il partito esisteva una associazione a tre, sconosciuta ai militanti. Faceva capo ad Antonio Di Pietro, Silvana Mura e Mario Di Domenico, in seguito sostituito da Susanna Mazzoleni, moglie di Di Pietro.
Elio Veltri, vicepresidente del partito, attribuiva la regia a Di Pietro. Io lo giustificavo. La vita a volte assomiglia ai romanzi di Kafka. Mi forzavo di pensare che volesse solo difendersi. Era l'uomo di Mani Pulite. Anche oggi penso che Di Pietro sia importante, non tanto per quello che è, ma per quello che ha rappresentato. Ammetto poi che molte delle sue posizioni politiche mi trovano d'accordo. Anche oggi.
Per quello che rappresentava io ho dato molto: ho sottoscritto una fideiussione per permettergli di partecipare alle elezioni politiche del 2001, ho ideato, gestito e finanziato per oltre due anni il sito del movimento.
 
             
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«Il processo»
             
 
18 gennaio 2013
antoniodipietro.org
Qualcuno ascolta. Come al tempo di Stalin
 
La vita degli altri
C'è stata una croce, un momento preciso che ha provocato in me la rottura con l'uomo Di Pietro. E' stato nel settembre del 2002, quando ho scoperto che chi dissentiva veniva spiato e registrato: il 22 settembre 2002 Davide Badini, dopo una burrascosa riunione a Firenze, accompagnò Di Pietro a Pistoia ad un dibattito. Mentre era a Pistoia parlò al telefono con i suoi amici toscani. Era arrabbiato e nelle sue conversazioni, private, non risparmiò critiche a Di Pietro e a Silvana Mura. Qualche giorno dopo fu chiamato a Roma con Basilio Deiana, allora segretario provinciale di Firenze dell'IDV e terrorizzato in una sorta di processo staliniano di fronte a Di Pietro, Massimo Donadi, Felice Belisario e qualche altro.
Ma questa è una storia complicata. Intanto, chi vuole sapere qualcosa di più, può ascoltare una delle telefonate che ho ricevuto da Felice Belisario qualche giorno dopo.

             
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Di Pietro
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Parla Silvio Vita,
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  Belisario:
«Il processo»
             
 
16 dicembre 2012
antoniodipietro.org
500.000 euro e la falsa testimonianza
 
La vicenda riguarda il sito "antoniodipietro.org". E tre testimonianze. False.
Nel marzo del 2000, quando non conoscevo di persona Di Pietro, registrai il dominio "antoniodipietro.org", con l'idea di organizzare un portale che si occupasse del fenomeno della corruzione.
Alcuni mesi dopo Di Pietro, che avevo conosciuto tramite un amico comune, mi chiese di progettare e realizzare il sito dell' "Italia dei Valori", movimento non ancora divenuto partito. Fu utilizzato il dominio "antoniodipietro.org", di cui non rinunciai ai diritti di registrazione. Nel dicembre del 2000 intestai, però, ad Antonio Di Pietro un dominio equivalente e parallelo: "antoniodipietro.it", utilizzato ancora oggi come sito ufficiale dell'IDV.

Un movimento, due anime
Tra il 2001 e il 2002, all'interno del movimento vi erano due anime. Coloro che accettavano una struttura gerarchica, orwellizzata, e coloro che aspiravano a un partito dialettico, che si occupasse anche di idee ed elaborasse nuove forme della politica.
Ritenevo Di Pietro insostituibile, per quello che rappresentava. Ma pensavo che fosse necessario un confronto collegiale di idee.
Tutti coloro che hanno fatto parte del movimento in quegli anni sanno dei miei scontri con Silvana Mura, la cui arroganza politica ho sempre criticato apertamente. Anche con Di Pietro.
Il 26 luglio 2002 il governo Berlusconi, con un decreto legge, estese il rimborso elettorale a tutti i partiti che avevano ottenuto almeno un deputato o un senatore nelle politiche del 2001. Per L'IDV si trattava di alcuni milioni di Euro.
Negli stessi giorni una e-mail di Silvana Mura, a cui ne seguì una di Di Pietro, mi informò che non ero più il responsabile internet del movimento. Pertanto, tramite fax alla segreteria dell'IDV, comunicai le password del sito "antoniodipietro.org", che dal 31 di luglio venne gestito da Anna Zeoli.
Nei mesi successivi lo scontro politico interno all'IDV, tra fautori della gestione totalitaria e quelli per una gestione più democratica, continuò.
In Toscana e a Firenze (ma anche in altre regioni) le assemblee elessero a maggioranza coordinatori sgraditi alla tesoriera dell'IDV. Si aprì uno scontro e Di Pietro intervenne in maniera autoritaria a favore del gruppo di Silvana Mura.
Poi mi chiese di intestargli il dominio "antoniodipietro.org". Io ero favorevole a cedere il dominio. Ma non a lui come persona fisica, bensì a una associazione che si occupasse di corruzione oppure al partito. Non ci trovammo d'accordo e nel febbraio del 2003 ripresi la disponibilità del sito. D'altra parte tutti i contenuti di "antoniodipietro.org" erano già stati copiati e trasferiti sul sito "antoniodipietro.it", attivato più di due anni prima. Era inoltre operativo dal mese di luglio 2002 il sito "italiadeivalori.it".

La sentenza
Il 3 dicembre 2010 sono stato condannato da giudice Maurizio Ermellini, del Tribunale di Pontremoli, alla consegna del dominio e al pagamento di 500.000 Euro a favore di Di Pietro.
Il risarcimento è stato assegnato personalmente a Di Pietro, che non credo abbia subito particolari danni patrimoniali dal luglio 2002 in poi.
Ad oggi il dominio è ancora il mio ed ancora ne dispongo. Semplicemente perchè si tratta di un ".org" registrato negli Stati Uniti, dove la sentenza del giudice di Pontremoli non ha effetto.
Secondo Kafka il tribunale non è l'istituzione che ha la missione di punire chi ha trasgredito le leggi. Per Kafka il tribunale è la forza che giudica. E giudica solo in quanto forza. Solo da lì trae la propria legittimità.
K., il protagonista de "Il Processo", ravvisa questa forza e vi si sottomette.
Nel corso della causa, ho indicato una decina di testi. Ammetto la mia colpa: l'intenzione, oltre che difendermi, era quella di far uscire allo scoperto l'esistenza di anime diverse all'interno dell'Italia dei Valori e dimostrare che quasi tutti coloro che parlavano di democrazia interna, di riforma dei partiti, venivano sacrificati, allontanati.
Ma dei miei testimoni, per vari motivi, nessuno è stato ammesso. Chi mi difendeva sembrava intimorito, molti amici mi dicevano: "Ma che fai, ti metti contro Di Pietro. Lascia perdere!"
Secondo Kafka il processo del "Tribunale" è assoluto, cioè non riguarda il reato ma la personalità di chi è sotto accusa. Per tutti io ero processato da Di Pietro. Ho avuto l'impressione, naturalmente letteraria, che questo peso schiacciasse ogni cosa: i miei avvocati, il piccolo Tribunale di Pontremoli a rischio chiusura (che per salvarsi si è rivolto a Felice Belisario, presidente dei senatori IDV ed avvocato di Di Pietro), i cancellieri, i giudici, i miei amici, i miei nemici e naturalmente anche me. Decisi di mollare.
Però sia chiaro: io ritengo che gran parte della magistratura italiana operi e giudichi in maniera autonoma ed indipendente. Ritengo anche che Di Pietro non sia mai intervenuto per influire su questo processo.
Il problema è svincolarsi dal complesso di Kafka.

La querela per falsa testimonianza
Poche settimane dopo l'interpellanza di Belisario al ministro Alfano in difesa del Tribunale di Pontremoli, uscì la sentenza. Che si è appoggiata su tre testimonianze richieste da Di Pietro: quelle di Silvana Mura, di Miriam Asioli e di Samuela Filosi.
Il risarcimento dei danni, liquidati in 500.000 Euro, si basa su queste tre testimonianze. Che sono false.
Il paradosso sta nel fatto che per dimostrarlo non occorrono indagini complicate.
Le prove stanno semplicemente scritte nei verbali della causa.
Lo dimostrano i documenti allegati alla denuncia querela da me presentata alla polizia di Massa, consultabili su questo blog.
Buona lettura.
Novembre 2012
 
 
 
 
 
 
 
 
16 dicembre 2012
500.000 a Di Pietro e la falsa testimonianza di Silvana Mura
  Silvana Mura indagata per avere testimoniato il falso a favore di Di Pietro in una causa civile relativa al dominio «antoniodipietro.org». La sentenza emessa dal giudice Ermellini del tribunale di Pontremoli aveva assegnato 500.000 EUR al ex PM per i danni subiti. Ecco la cronaca di una sentenza annunciata ..... (continua)
••••••••••••••••••••
29 novembre 2012
Il buco dell'Asl di Massa. Condannato Ermanno Giannetti
  Ermanno Giannetti è stato condannato a cinque anni e mezzoper peculato in seguito al processo avvenuto il 29 novembre 2012 davanti al Gup di Massa
 

L'ex direttore amministrativo dell’Asl di Massa Carrara, già a in carcere dal maggio scorso in seguito all’inchiesta sul buco valutato in origine in circa 200 milioni di euro, è stato condannato per peculato dal Gup di Massa  a cinque anni e sei mesi di carcere. Ermanno Giannetti è stato riconosciuto colpevele di avere emesso falsi mandati di pagamento per oltre 1 milione di euro a proprio favore, inventando falsi creditori. Da quanto è risultato dall'inchiesta della Procura di Massa, Giannetti procurava falsi mandati di pagamento a persone e società inventando consulenze e lavori mai svolt. Le ultime indagini condotte dal pm Alberto Dello Iacono rivelanoun ’buco che supera i 400 milioni.

••••••••••••••••••••
Pistoia. Appalti truccati, 23 arresti.
“Lavori stradali sempre alle stesse ditte”
Le misure cautelari eseguite nei confronti di imprenditori e funzionari pubblici sono 11 in carcere e 12 ai domiciliari. La maggior parte degli appalti, secondo l'ipotesi di polizia e procura, venivano assegnati a un numero ristretto di aziende. Uno dei dirigenti pubblici accusato anche di concussione: avrebbe preteso sponsorizzazioni di "Pistoia Blues"
 
 
 
   

 

 
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